Wilder mann – Charles Fregér

Le immagini sono così inquietanti… pescano nell’antropologia più ancestrale… brrrrr… questa similitudine in usi e costumi antichi di luoghi tanto lontani tra loro mi fa venire i brividi davvero.

C’è la natura, ci sono le paure dell’uomo e la sua evoluzione, ci sono gli esseri mitologici ai quali si doveva rendere omaggio, ci sono le tradizioni antiche in questa serie di fotografie e sono emozionanti: sai quando una cosa la senti tua, nel DNA, ma non sai spiegarti da dove viene e avverti quella scossettina alla base del collo?

Galleria sul sito ufficiale di Fregér

Da Il Sole 24 ore:

“Ha spento la luce della sua camera da letto e come tutti i bambini cattivi, ma neanche troppo, ha sperato che il mostro, l’uomo nero, la bestia, l’orso, il demonio, il caprone infernale gli facessero visita. Charles Fréger, il bambino cattivo della fotografia francese, 37 anni, cantore dei più diversi gruppi sociali, dalle majorette ai legionari, disciplinato e folle come tutti i maniaci della fotografia tipologica, non si è spaventato, anzi, e ha puntato il suo obiettivo sulla bellezza delicata e sinistra di un prato ricoperto di neve. Un’interminabile vallata, appena sovraesposta nei riflessi chiarissimi del cielo, che si stende tra Germania, Austria, Romania, Bulgaria, Macedonia, Croazia, Spagna, Svizzera, Francia, Inghilterra e in discesa verso la Sardegna, tra i monti aspri della Barbagia. E qui, su quella pagina bianca che la natura offre ogni inverno alla scrittura degli incubi, è apparso lui, l’uomo selvaggio. L’Altro. Sì, perché all’inizio dell’inverno il Wild Man torna a scuoterci nel profondo, con le sue corna da capra satanica, i suoi campanacci, e quel corpo immenso ricoperto di pelo, ma anche di licheni, muschio, ramoscelli di pino, spighe di grano e fiori di campo. Per un anno intero, puntuale come il riflesso nello specchio, Charles Fréger si è posto di fronte a lui, viaggiando attraverso diciotto paesi europei, come racconta oggi lo splendido volume Wilder Mann, o la figura del selvaggio, edito in Italia da Peliti Associati, materia prima anche di una mostra aperta alla Galleria Hermes di Berna, fino al 12 gennaio 2013.
Ha camminato tanto, Fréger, per incontrare queste strane creature, i Krampus, che appaiono in Stiria il 6 dicembre, il Cerbul, il cervo simbolo della rinascita nella brughiera rumena, quindi i Mamuthones che aprono il carnevale di Mamoiada, in Sardegna, e poi i Babugeri, coscienza selvaggia e pelosissima della Bulgaria, e accanto a loro i Juantramposos, il maschile informe dei Paesi Baschi; e infine Medved, l’orso del lungo freddo slovacco, che poche settimane fa, ai primi di novembre, è entrato in letargo, vegliando per noi sull’arrivo della primavera. Narra il mito che il Wilder Mann sia nato dall’unione di un orso e una donna. Forse lei si è avvicinata alla caverna, ignara o curiosa, forse è entrata rompendo l’incantesimo di quell’isolamento, o forse è lei stessa la primavera, figlia naturale di ogni lunga attesa.”