ARTE: UNA DEFINIZIONE

1.1 – cosa vuol dire “artistico”?
la domanda è: perchè bob marley (o i beatles o i pink floyd) sono Arte e gnarls barkley o (orrore) fabri fibra no?
è difficile dirlo con le parole ma siamo su qs terra per provarci dunque proviamoci.
una canzone è arte se alle spalle ha, oltre ovviamente al talento, la cultura e la ricerca. la cultura in senso stretto e la ricerca in senso lato. la cultura è necessaria alla ricerca e viceversa, la ricerca come mezzo per uscire dal ghetto mentale in cui tutti, per nascita, siamo costretti a stare, la cultura per riuscire a fare intendere agli altri il percorso che si è seguito e come fare a intraprenderlo a loro volta se ne hanno voglia, tempo e capacità. le nostre menti sono pigre, assimilano in modo passivo gli stimoli esterni (una canzone, in qs caso) tendendo, per la stessa pigrizia, a classificarle come buone o cattive secondo i modelli preconfezionati che ci vengono offerti dai mezzi di comunicazione verticali, gli stessi che poi ci propongono l’oggetto (la canzone) da classificare.
ne nasce, a mio avviso, una perversione: se ho bisogno di venderti un’auto usata nn ti dirò mai che è una schifezza, allo stesso modo, essendo chi propone e chi, in qualche modo, giudica, la stessa entità il meccanismo di critica obiettiva personale viene meno. e ci ritroviamo a farci piacere quello che ci viene proposto con maggiore insistenza, o nel modo più “commercialmente” riuscito. il marketing delle major crea il nostro gusto, se si scava fino in fondo. il “babylon system”, per dirla alla maniera rasta, combattuto da bob marley è ancora saldamente al comando. se una canzone ha potenziale commerciale la spingo su, se nn ne ha la spingo giù, o meglio, nn la considero neanche una cosa da spingere. la mancanza di canali alternativi a quelli “ufficiali” o “main strteam” fa il resto. semplicemente chi è fuori dalle grazie delle major nn esiste. nessuno lo conosce, rimane un piccolo fenomeno locale. e chissà quanti ce ne sono!

qualche decennio fa se si aveva davvero la forza della convinzione, la forza di sentire la ragione dalla propria parte allora, oh si, si poteva “svoltare” lo stesso. i grandi artisti che citavo su (bob marley, i beatles, i pink floyd) ma anche gente come i velvet underground o i CCCP o i mano negra o i jane’s addiction o i nirvana l’hanno fatto. sono usciti dall’anonimato grazie alla convinzione che i loro lavori avevano diritto a essere conosciuti. certo hanno dovuto quasi sempre accettare qualche compromesso, dare una limatina qui e là, ma sono arrivati col loro messaggio quasi intatto. perchè avevano davvero un messaggio.

1.2 – come ti frega il marketing di babilonia
certo, il livello della spazzatura nn era ancora preoccupante come ora. i canali della comunicazione avevano un pochino di spazio anche per le idee, anche per i “prodotti” a basso profitto (ma nn per questo a basso costo!) e capitava di trovare un produttore che si prendeva la briga di mandare in onda un programma su di te anche se nn eri “commerciale”, o di pubblicarti un disco difficile per il grande pubblico. oggi il circolo è vizioso: promuoverti mi costa soldi e voglio che i soldi mi rientrino, moltiplicati. quindi investo solo in cose che mi danno un relativo margine di certezza, cose a cui l’orecchio del giovane che tirerà fuori 20 eurini per comprarmi il disco è già abituato, avvezzo, assuefatto. l’assuefazione la creo a monte, bombardando il soggetto col ritornello di quella canzone, ne faccio sigle, tappetini sonori per lo sculettìo delle veline, ne faccio la colonna sonora di uno spot televisivo di un prodotto “cool”, oppure allego il cd alla ricarica per il cellulare o alla rivista giusta del momento. te lo vendo sotto forma di suoneria per il cellulare. è polifonica ovviamente e costa solo 1.30 eurini, scaricala ORA…

così il refrain ti è già diventato familiare prima che tu entri nel classico negozio di dischi o sulla home page di i-tunes. accendi la radio e senti quel pezzo, quei pezzi, sempre gli stessi, una decina alla volta, una decina per ogni stagione (2palle). e così quando sei li, un po’ indeciso davanti a quella marea di cd, anche piuttosto costosi, scegli quello che hai già sentito, quello con l’adesivo as seen on tv, quello che ti si è già infilato senza sforzo da parte tua nella testa, quello che, in qualche modo, sai che sarà una scelta “appropriata” e “approvata” da tutti i tuoi amici, anche quelli più cool. e così la canzoncina/morbo si diffonde e si diffonde. il produttore ci fa il suo bel busco il dj che l’ha creata pure (ma meno). e poi piano piano ma nn troppo tutto si spegne c’è un breve fading tra il tormentone di agosto e quello di settembre e poi PUFF quello di agosto nn c’è più. devi aggiornare la playlist dell’i-pod (what a coolness) e la suoneria del cellulare col pezzo nuovo, il produttore è più o meno lo stesso, il dj/artista spesso no, ma qs è secondario.

come se dal cielo scomparissero le stelle e rimanessero solo le meteore, le stelle cadenti, un lampo e via.

però è comodo. e, alla fine, anche economico. nn devo rompermi le palle a concertini underground, nn devo accendere l’attenzione ogni volta insieme alla radio o alla televisione, nn devo sforzarmi per crearmi un mio gusto personale o semplicemente un’opinione su qualcosa. mi lascio trascinare via, tra la certezza dell’approvazione generale e la sicurezza che ti da il sentirti simile, quasi uguale, agli altri. e piano piano per loro, per il “babylon system” diventa sempre più facile creare qualcosa di profittevole. piccolo sforzo grande guadagno, ma a spese nostre. e noi per i motivi li sopra sempre inconsapevoli e sempre “accontentati”. si alla fine è omologazione. a me mi fa paura perchè benchè mi renda conto di tutto qs mi trovo, a volte, a essere comunque omologato. figurarsi un quindicenne che armi può avere contro qs enorme tritaprofitti… ci si cresce dentro, è la “Normalità”, una seconda (quando nn prima) famiglia. e la famiglia è difficile da mettere in discussione…

1.3 – un esempio reale
l’ultimo scossone sulla scena musicale che io ricordo è stato il rap. chiedi a un 15enne di parlarti del rap… uhuhuh, ti parlerà di fabri fibra (orrore) o di mondo marcio o, se anglofilo, di 50 cents (che cazzo di nomi qs fottuti rapper…). gli idoli dei 15enni sono ragazzotti di periferia, dai testi violenti e sgrammaticati che ti parlano di pistole e donne trattate come animali (le ragazze nei testi rap sono dette “bitch”, che significa cagna e, per estensione, puttana) e che sembrano pure divertirsi. i rapper “main-stream” ti raccontano che fanno la bella vita (in certi casi fanno bei soldi che nel mio modo di pensare nn sono necessariamente sinonimo di vita vissuta nella pienezza e nella felicità) e che si scopano un gran numero di “cagne”. ma hanno l’approvazione di chi compra i dischi e di chi li vende. di certo il meccanismo è ben complesso, ma alla fine dei conti qs modelli diventano vendibili con l’ausilio della televisione e di un certo numero di bagni nella varichina della censura e di un innalzamento della soglia di tolleranza. le generazioni passano e se gli N.W.A parlavano di sparatorie a cui avevano partecipato davvero i rapper di oggi quelle sparatorie se le vanno a cercare in tv o su internet o, al limite, per strada, ma come conseguenza e nn come causa della musica che fanno.
i modelli sbagliati tipo dr. dre o ice T avevano qualcosa da raccontare e nn si vantavano di essere delinquenti, ma piuttosto di riuscire a tenere la testa alta, al di sopra del livello della merda nella quale erano nati e cresciuti, anche con comportamenti sbagliati o delinquenziali. erano i cattivi più cattivi e che per qs ce l’avevano, in qualche maniera, fatta.

ma, dico, e fabri fibra (brrr)? rimane, nella mia opinione, piantato li, inchiodato a quel punto interrogativo. quel punto interrogativo che oggi si usa sempre meno, perchè le domande, di cui il “?” è la graficizzazione, sono sempre più rare. nn ce ne poniamo più tante, di domande… perchè semplicemente abbiamo a disposizione direttamente le risposte. se una domanda ha già la risposta a disposizione nn è una domanda utile, nn contribuisce a formare un’idea su base personale. è un assioma. e se è vero che in matematica gli assiomi sono utili è altrettanto vero che nella formazione dello spirito critico nn lo sono, sono, anzi, dannosi e controproducenti.

l’affermazione che ne discende è che “fabri fibra nn crea arte”: si adegua a stereotipi pret-a-porter, li riadatta per un pubblico diverso e forse in qs è pure bravo (no, in realtà nn credo sia lui quello bravo, neanche in qs…). crea sicuramente dei prodotti vendibili, crea (o meglio CONFERMA) comportamenti standardizzati, ma nn produce arte. come nn producono arte la maggior parte dei gruppi che affollano i network radiofonici o, peggio, le riviste musicali pop o i programmi pomeridiani e primaserali di MTV. sono prodotti autoreferenziali utili solo a confezionare delle scatole accattivanti per la pubblicità, che (e.g. su MTV) nn ha soluzione di continuità col programma che la contiene.

1.4 – conclusione
si si, sono un radicale, ho una visione “talebana” dell’arte, soprattutto in campo musicale. il solo merito che sento di potermi attribuire è che la mia visione nn mi è stata data bell’e fatta ma me la sono pensata ed elaborata da solo, certo con tanti aiuti, e soprattutto è frutto dell’ascolto critico, del piacere di essere informati e dell’approfondimento, dall’umiltà e dallo sforzo messo nell’ascoltare anche fabri fibra, ma SOLO DOPO avere digerito i pink floyd e bob marley. solo DOPO avere compreso cos’è la psichedelia o la religione/cultura rasta (per continuare a usare gli esempi citati sopra).
la filosofia e la cultura che stanno alle spalle di prodotti che mi sono arrivati come “main stream” me le sono dovute studiare per mio conto. ed è stato anche faticoso. è FATICOSO: è d’obbligo usare il presente perchè ricerca e approfondimento nn possono mai cessare. se cessano il prezzo da pagare è l’OMOLOGAZIONE.
ma attenzione: qs nn significa che la “hit del momento” o la canzoncina pop sia una schifezza a prescindere: pensarlo sarebbe uno sbaglio perchè dare per scontato qualcosa anche in senso opposto al “flusso primario” altera la percezione e rende schiavi del pregiudizio.

dunque…
ARTISTICO significa “che è frutto della ricerca, della cultura e della creatività che nn siano al soldo della logica del quattrino (al soldo di babilonia) e al tempo stesso è fruibile da chiunque sia in grado di sviluppare una solida opinione personale basata sulla conoscienza e nn su valori preconcetti”.

qs è solo la mia opinione, mi è venuto voglia di scriverla dopo aver scritto il post su gnarls barkley: vedi che anche loro servono a riflettere?!